✎ EFFETTO PRUGNA SECCA: quando la pelle chiede aiuto e come ascoltarla. a cura di Marcus Mascetti (Beauty Expert)

Perché è diverso, perché è migliore, perché sta cambiando la medicina estetica.
Ci sono momenti nella vita in cui la pelle cambia improvvisamente. Non sempre lo fa in modo graduale e silenzioso: a volte lancia segnali chiari, quasi improvvisi. Appare più sottile, meno elastica, perde luminosità, si fa grigia, disidratata, irregolare. È spesso in queste fasi che iniziano a manifestarsi i primissimi segni di atrofia cutanea: increspature, grinzosità, micro-rugosità e una lassità appena accennata ma percepibile allo sguardo e al tatto.
Questo può accadere con il naturale avanzare del tempo, ma anche — ed è un aspetto troppo spesso sottovalutato — dopo un dimagrimento repentino. Pensiamo alle diete drastiche intraprese dopo le vacanze natalizie, oppure a una perdita di peso legata a periodi di forte stress emotivo, a un dispiacere, a un lutto o a una fase psicologicamente complessa. In questi casi il corpo reagisce rapidamente, ma la pelle non sempre riesce ad adattarsi con la stessa velocità. Il risultato può essere una cute improvvisamente avvizzita, svuotata, meno tonica, come se fosse “rimasta indietro” rispetto al resto dell’organismo.
1. Cosa succede davvero alla pelle che invecchia (o che dimagrisce troppo in fretta).
L’invecchiamento cutaneo — così come l’invecchiamento accelerato indotto da stress, dimagrimenti rapidi o squilibri metabolici — è un processo complesso. Non riguarda solo la superficie, ma coinvolge tutte le strutture più nobili della pelle.
Le fibre collagene si spezzano, si disorganizzano e perdono la loro funzione di sostegno. Parallelamente diminuisce l’acido ialuronico, il principale responsabile del turgore idrico cutaneo. La pelle perde acqua, si ossida più facilmente e diventa progressivamente meno resistente alle forze esterne, prima fra tutte la gravità.
Quando questo accade, il volto può apparire improvvisamente stanco, svuotato, meno vitale. Il collo e il décolleté, zone particolarmente sensibili, spesso tradiscono per prime questo cambiamento.
2. La biostimolazione: riattivare l’intelligenza della pelle.
La buona notizia è che la pelle possiede una straordinaria capacità rigenerativa. Se opportunamente stimolata, è in grado di riattivare processi biologici profondi e virtuosi.
È proprio su questo principio che si basa la biostimolazione, una tecnica medico-estetica diffusa e apprezzata, che agisce come un vero e proprio “risveglio” per il derma.
Attraverso micro-iniezioni di sostanze specifiche, la pelle viene stimolata dall’esterno a riattivare i suoi meccanismi di autoriparazione. Il risultato non è un semplice effetto cosmetico immediato, ma un miglioramento progressivo della qualità cutanea: più idratazione, maggiore elasticità, tono più uniforme e una luminosità naturale che ritorna gradualmente.
Tra le principali tipologie di biostimolazione rientrano oggi:
- biostimolazione a base di acido ialuronico libero, vitamine, aminoacidi e antiossidanti;
- biostimolazione con polinucleotidi, indicata per migliorare la qualità del tessuto e la riparazione cellulare;
- biostimolazione con polilattico, una forma avanzata di stimolazione che non agisce come filler volumizzante, ma come potente induttore biologico della neocollagenogenesi. Il polilattico stimola progressivamente i fibroblasti a produrre nuovo collagene, migliorando nel tempo densità, compattezza e qualità della pelle, con un effetto graduale e naturale.
3. Bioristrutturazione: quando serve qualcosa in più.
Quando il processo di atrofia è più evidente — come accade spesso dopo dimagrimenti rapidi o stress prolungati — la sola biostimolazione può non essere sufficiente. In questi casi entra in gioco la bioristrutturazione, una tecnica più evoluta e con un effetto correttivo più durevole ed efficiente.
La bioristrutturazione agisce in modo mirato sulla produzione di collagene ed elastina, rendendo il derma più denso e compatto e contribuendo anche a una lieve voluminizzazione delle aree depresse. È un trattamento che lavora sulla qualità profonda della pelle, non sulla semplice correzione di una ruga.
Può essere effettuata tramite sostanze iniettive specifiche, come:
- acido ialuronico formulato per la bioristrutturazione, meno reticolato e meno concentrato rispetto a quello utilizzato per i filler volumizzanti;
- idrossiapatite di calcio, con un’azione fortemente stimolante sulla neocollagenogenesi;
- polilattico, utilizzato in protocolli mirati di bioristrutturazione per migliorare nel tempo la compattezza dermica e contrastare il cedimento dei tessuti.
4. Turnover cellulare, peeling e nuova vitalità cutanea.
Le sostanze biostimolanti e bioristrutturanti hanno la capacità di accelerare il turnover cellulare, ovvero l’equilibrio tra cellule che si rinnovano e cellule che invecchiano. Stimolano la neocollagenogenesi, la neoelastinogenesi e migliorano la qualità complessiva del tessuto cutaneo.
Per potenziare ulteriormente questi risultati, è spesso indicato associare terapie complementari come i peeling, che favoriscono il rinnovamento epidermico e preparano la pelle a rispondere meglio alle stimolazioni iniettive.
I peeling possono essere eseguiti:
- in studio medico, con peeling chimici controllati, personalizzati in base al tipo di pelle e al grado di atrofia;
- nei protocolli domiciliari, attraverso programmi strutturati che prevedono l’utilizzo di prodotti specifici per il mantenimento dei risultati.
In questo contesto rientra anche lo scrub al corindone (MedicalScrub), uno scrub medico a base di microcristalli che consente una esfoliazione meccanica controllata. Inserito correttamente nella routine domiciliare, favorisce l’eliminazione delle cellule morte, migliora la texture cutanea e stimola il rinnovamento superficiale, rendendo la pelle più ricettiva ai trattamenti successivi.
Se correttamente indirizzata, questa risposta biologica si traduce in benefici estetici evidenti: elasticità aumentata, tono più compatto, maggiore turgore, miglioramento del disegno microrugoso e una luminosità che restituisce al volto un aspetto sano e vitale.
Nella pratica clinica, i trattamenti iniettivi vengono spesso eseguiti con la tecnica dei micropomfi o con la tecnica lineare, concentrandosi sulle aree più avvizzite, discromiche e atrofiche di viso, collo e décolleté.
Formulazioni avanzate, come quelle a lunga durata, prevedono protocolli strutturati — ad esempio 4 sedute annuali con cadenza trimestrale — capaci di offrire risultati progressivi e stabili nel tempo.
5. Prevenire è davvero meglio che curare.
Molto spesso si arriva al trattamento quando il disagio è già evidente. Il consiglio, invece, è quello di intervenire in fase precoce, soprattutto dopo eventi come un dimagrimento importante o un periodo di forte stress. In questi casi la prevenzione evita di dover “recuperare terreno” in seguito.
La costanza è un elemento chiave: i risultati migliori si ottengono quando il trattamento diventa parte di un percorso integrato, che può includere biostimolazione, bioristrutturazione, peeling periodici e protocolli domiciliari personalizzati.
6. Aspetti pratici e ritorno alla vita sociale.
I trattamenti sono generalmente ben tollerati. L’utilizzo di creme anestetiche, ghiaccio e aghi sottilissimi consente di contenere fastidio ed eventuali ematomi. Dopo la seduta possono comparire lievi arrossamenti, piccoli pomfi o un modesto edema, soprattutto sul collo, che tendono a risolversi spontaneamente entro 24-48 ore.
Il ritorno alla vita sociale è solitamente rapido e, nei rari casi di ecchimosi, queste possono essere facilmente mascherate.
7. Pelle, mente ed emozioni: un legame profondo.
Parlare di pelle significa inevitabilmente parlare di psiche. Cute e sistema nervoso hanno un’origine embrionale comune e mantengono per tutta la vita un dialogo costante.
Stress emotivo, disagi psicologici e difficoltà personali possono riflettersi direttamente sulla pelle, accelerando i processi di invecchiamento. Vedersi improvvisamente più invecchiati o svuotati — come spesso accade dopo un dimagrimento rapido — può innescare un circolo vizioso: peggiora l’autostima, aumenta lo stress e, di conseguenza, peggiora ulteriormente la qualità cutanea.
Invertire questo circuito è possibile. Prendersi cura della pelle attraverso trattamenti di biostimolazione, bioristrutturazione e terapie complementari, abbinati a sane abitudini di vita, alimentazione equilibrata, attività fisica e, quando necessario, un supporto psicologico, significa agire contemporaneamente su corpo e mente.
9. Conclusione: un percorso, non un semplice trattamento.
La bioristrutturazione non è un “ritocco”, ma un percorso di rigenerazione che rispetta l’identità della persona. Restituire qualità alla pelle significa migliorare la percezione di sé, rafforzare il benessere psicologico e comunicare all’esterno salute, equilibrio e armonia.
La vera bellezza dell'aspetto non è mai un falso copia-incolla. È la ricerca di un equilibrio tra dentro e fuori, ed è sempre effettuata secondo giusta misura, "Katà Métron" (κατὰ μέτρον), come gli antichi Greci ben dicevano.
