✎ PEELING E RINGIOVANIMENTO CUTANEO: quando migliorare la pelle significa ringiovanire il viso. a cura di Marcus Mascetti (Beauty Expert)

Marcus Mascetti Beauty Expert



Quando pensiamo al ringiovanimento del volto, siamo portati a concentrarci soprattutto sulle rughe o sulla perdita dei volumi. In realtà esiste un elemento altrettanto importante: la qualità della pelle. Una cute luminosa, levigata, uniforme e dalla texture regolare può rendere il volto immediatamente più fresco e vitale. Al contrario, una pelle ispessita, opaca, ruvida o poco elastica tende ad accentuare la percezione dell'invecchiamento, anche in presenza di lineamenti ancora armoniosi.

Per questo, nella mia concezione della medicina estetica, il ringiovanimento non significa soltanto correggere una ruga: significa soprattutto migliorare progressivamente la qualità biologica ed estetica della cute. Ed è proprio in questa prospettiva che il peeling rappresenta uno dei trattamenti più interessanti. 

1. Che cos'è realmente il peeling?

Il termine peeling deriva dall'inglese “to peel”, esfoliare. In medicina estetica consiste nell'applicazione controllata di sostanze capaci di favorire il distacco degli strati cutanei più superficiali e di stimolare successivamente i fisiologici processi di rinnovamento della pelle.

Non tutti i peeling sono uguali. Esistono differenti principi attivi, concentrazioni e profondità di azione. La scelta deve quindi essere effettuata sulla base delle caratteristiche cutanee, del fototipo, dell'età biologica della pelle, degli eventuali trattamenti precedenti e dell'obiettivo che si vuole raggiungere.

Il concetto importante è che un peeling non dovrebbe semplicemente “spellare” la pelle. L'obiettivo è determinare uno stimolo controllato e compatibile con le caratteristiche individuali, capace di favorire un progressivo rinnovamento cutaneo.

2. Perché la pelle invecchia?

Con il trascorrere degli anni i processi di turnover cellulare rallentano. A questo si aggiungono gli effetti cumulativi dell'esposizione solare, dell'inquinamento, dello stress ossidativo, delle variazioni ormonali, del fumo, delle abitudini alimentari e dello stile di vita.

Progressivamente la cute può perdere luminosità e morbidezza. La superficie diventa meno regolare, la grana cutanea può apparire più evidente, aumentano le linee sottili e diminuisce quella particolare capacità di riflettere uniformemente la luce che caratterizza una pelle giovane e ben curata.

Il peeling agisce proprio su questo livello. Favorendo il rinnovamento degli strati cutanei più superficiali può contribuire a rendere la pelle più levigata, luminosa e visivamente più uniforme.

3. La texture della pelle è uno dei principali segnali di giovinezza

Quando osserviamo un volto, il cervello non valuta soltanto la profondità delle rughe. Percepisce contemporaneamente luminosità, colore, uniformità, pori, elasticità, levigatezza e capacità della superficie cutanea di riflettere la luce.

È l'insieme di questi elementi a creare quella che oggi viene definita Skin Quality, cioè la qualità complessiva della pelle.

Una pelle dalla texture più regolare può far apparire il volto più fresco senza modificarne l'identità. È un concetto che considero particolarmente importante: ringiovanire non significa necessariamente trasformare.

A volte migliorare la superficie della pelle produce un effetto estetico particolarmente naturale proprio perché non modifica i lineamenti, ma rende più gradevole il modo in cui la luce viene riflessa dal volto.

4. Il mio approccio: peeling chimico e scrub al corindone

Nel mio protocollo associo al peeling chimico una componente meccanica attraverso uno scrub professionale al corindone.

Il corindone è un materiale abrasivo utilizzato per effettuare un'esfoliazione meccanica controllata della superficie cutanea. L'obiettivo dell'associazione è quindi lavorare attraverso due modalità complementari.

Da una parte abbiamo l'azione meccanica dello scrub al corindone, che favorisce la rimozione delle cellule cornee superficiali e contribuisce a rendere più regolare la texture. Dall'altra interviene l'azione del peeling chimico, scelto e modulato in funzione delle caratteristiche della pelle.

Questa combinazione chimico-meccanica permette di affrontare la qualità cutanea attraverso un'azione più completa, sempre adattando intensità e modalità del trattamento alla risposta individuale.

Non si tratta di rendere il trattamento più aggressivo. Al contrario, l'obiettivo è dosare correttamente stimoli differenti per ottenere un rinnovamento progressivo e controllato.

5. Non una singola seduta, ma un percorso di Skin Quality

Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare il peeling come un trattamento occasionale da effettuare una sola volta.

Quando l'obiettivo è migliorare realmente la qualità della pelle preferisco ragionare in termini di percorso di Skin Quality.

Nel mio protocollo, quando non esistono controindicazioni e la pelle risponde adeguatamente, considero generalmente utile programmare almeno cinque trattamenti.

Per un lavoro più completo e progressivo sulla qualità cutanea può essere ancora più interessante arrivare nel tempo a otto-dieci sedute, opportunamente distanziate e modulate in base alla risposta della cute.

Questo non significa che ogni persona debba necessariamente effettuare lo stesso numero di peeling. Il programma deve essere sempre personalizzato e può essere modificato in qualsiasi momento sulla base della risposta clinica.

Il principio, però, rimane importante: la qualità della pelle si costruisce nel tempo. Un singolo trattamento può migliorare temporaneamente luminosità e levigatezza; un programma ragionato consente invece di lavorare progressivamente sul mantenimento della qualità cutanea.

6. Peeling e biostimolazione: perché la sinergia può essere ancora più interessante

Il peeling lavora soprattutto sul rinnovamento e sulla qualità della superficie cutanea. Ma l'invecchiamento interessa anche gli strati più profondi della pelle.

Per questo, quando indicato, considero particolarmente interessante associare al programma anche trattamenti di biostimolazione o biorivitalizzazione con formulazioni a base di acido ialuronico e aminoacidi bioattivi.

L'acido ialuronico utilizzato in questi protocolli non ha necessariamente lo scopo di creare volume come avviene con un filler. L'obiettivo è differente: contribuire al miglioramento dell'idratazione e della qualità del tessuto cutaneo e creare condizioni favorevoli ai fisiologici processi metabolici della pelle.

Gli aminoacidi rappresentano inoltre substrati utilizzati dall'organismo nei processi di sintesi proteica.

Peeling e biostimolazione possono quindi lavorare su livelli differenti ma complementari: il peeling agisce maggiormente sulla superficie e sul turnover epidermico, mentre la biostimolazione viene inserita in un programma rivolto alla qualità, all'idratazione e al supporto biologico del tessuto.

È proprio questa sinergia tra differenti trattamenti, più che l'intensità di una singola procedura, che ritengo particolarmente interessante all'interno di un programma moderno di ringiovanimento cutaneo.

7. L'obiettivo non è avere una pelle “perfetta”

La medicina estetica contemporanea dovrebbe progressivamente abbandonare l'idea della perfezione.

Una pelle completamente priva di pori, rughe, irregolarità o segni del tempo non rappresenta un obiettivo realistico e spesso neppure desiderabile.

L'obiettivo dovrebbe essere differente: avere una pelle che appaia sana, curata, luminosa e coerente con la propria età e con il proprio volto.

Significa lavorare sulla qualità senza trasformare l'identità. Questa distinzione è particolarmente importante perché il confine tra prendersi cura di sé e inseguire continuamente un difetto può diventare molto sottile.

8. Pelle, immagine di sé e autostima

La pelle del viso ha una caratteristica particolare: è costantemente esposta allo sguardo. La vediamo nello specchio, nelle fotografie, durante una videochiamata e soprattutto la utilizziamo continuamente nella relazione con gli altri.

È quindi comprensibile che la percezione di una pelle spenta, poco uniforme o segnata possa influenzare la soddisfazione per la propria immagine.

Alcune ricerche condotte su persone sottoposte a peeling hanno evidenziato anche variazioni positive dei punteggi relativi all'autostima dopo il trattamento. Questo dato deve però essere interpretato con attenzione: il peeling non è una terapia della bassa autostima.

L'autostima è un fenomeno complesso e non può dipendere da una pelle più levigata. Un trattamento estetico ben indicato può però ridurre un elemento concreto di insoddisfazione e contribuire a far percepire la propria immagine come più curata e maggiormente coerente con il modo in cui ci si sente.

È qui che, secondo me, medicina estetica e psicologia dell'immagine dovrebbero incontrarsi.

Il trattamento migliore non è quello che convince una persona di avere bisogno di correggersi continuamente. È quello che può aiutarla a pensare: “Mi vedo meglio, ma continuo a riconoscermi.”

9. La visita viene prima del peeling

Non tutte le pelli sono uguali e non tutte possono essere trattate nello stesso modo.

Prima di iniziare un programma è necessario valutare fototipo, sensibilità cutanea, eventuali patologie dermatologiche, infezioni, terapie farmacologiche, precedenti trattamenti, esposizione solare, capacità di guarigione e aspettative.

Anche la reazione dopo il trattamento può essere differente. A seconda dell'intensità possono comparire temporaneamente arrossamento, sensazione di tensione, maggiore sensibilità o desquamazione.

Per questo la potenza del trattamento non rappresenta di per sé un indice di efficacia.

Il peeling migliore non è necessariamente quello più forte: è quello più appropriato per quella determinata pelle.

10. Una strategia di ringiovanimento, non una corsa contro il tempo

La mia concezione del ringiovanimento cutaneo parte da un principio molto semplice: non dobbiamo combattere contro l'età.

Dobbiamo cercare di accompagnare l'invecchiamento mantenendo il più a lungo possibile una buona qualità della pelle.

Peeling chimico-fisico con scrub al corindone, skincare corretta, fotoprotezione e, quando indicato, biostimolazioni con acido ialuronico e aminoacidi bioattivi possono essere integrati all'interno di un programma personalizzato.

Non per costruire un volto diverso. Ma per conservare e valorizzare quello che abbiamo.

Perché spesso il vero ringiovanimento non consiste nel “togliere anni” dal viso, ma nel restituire alla pelle quella luminosità, quella levigatezza e quella vitalità che rendono il volto più fresco continuando, semplicemente, a essere noi stessi. 




Firma Marcus Mascetti